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OLFATTO

 

IL CONO D’ODORE O TRACCIA NATURALE??? MEGAOLFATTO O TELEOLFATTO???

per chi vuole svolgere un’attività all’aria aperta con il proprio cane e permettergli di sfruttare al meglio l’olfatto, senso più sviluppato nei cani, insegnandogli a cercare i figuranti nascosti.

Nella ricerca in superficie si insegna al cane ad utilizzare l’olfatto per la ricerca di persone scomparse.

La capacità olfattiva del cane è centinaia di volte superiore rispetto a quella dell’uomo e superiore non è solo la potenza olfattiva, ma soprattutto la sensibilità e pertanto la capacità discriminatoria.
I cani infatti sono mammiferi cosiddetti macrosmatici, cioè soggetti in cui la funzione dell’organo olfattivo supera per importanza la funzione visiva.
Quando il cane effettua la ricerca ha a disposizione il Cono d’odore e la Traccia.
Il cono d’odore è la scia lasciata dalle cellule epiteliali (cellule morte) che, insieme ai prodotti del nostro metabolismo formano l’effluvio che prende poi il nome di cono d’odore per la forma data dalla distribuzione dell’odore.
La traccia invece è costituita da due componenti; quella vegetale e quella umana.
La componente vegetale è formata dagli odori rilasciati dal terreno e dall’erba; la componente umana è costituita dagli stessi odori che formano l’effluvio e che l’uomo lascia sul terreno semplicemente calpestandolo.
Il cane che annusa le piccole particelle di odore presenti sul terreno ha un atteggiamento di ricerca a “mega olfatto”.
Il cane che annusa nell’aria, con il naso rivolto verso l’alto, ha un atteggiamento di ricerca a “tele olfatto”.
Lo scopo del conduttore è quello di guidare il cane durante il soccorso ma la maggior parte del lavoro spetta al cane soprattutto nel lavoro di ricerca dove noi conduttori non dobbiamo fare altro che fidarci di lui e del suo olfatto!
Nel binomio uomo-cane è quindi necessaria la cooperazione ovvero la conoscenza dei propri compiti e la fiducia reciproca.

 

I cani vengono definiti animali macrosmatici, sono cioè dei mammiferi che basano la loro percezione del mondo soprattutto sul senso dell’olfatto, senso che risulta molto più sviluppato della vista. Per essi possiamo parlare sicuramente di una vera e propria memoria olfattiva la quale, come per noi la vista, fa ricordare al cane un soggetto o una cosa più per l’odore che emana che per la sua apparenza o forma.

 

Per quanto riguarda i cani da caccia, il cui lavoro è evidentemente basato quasi sempre su di una forte componente olfattiva, è interessante notare come, sulla base di esigenze venatorie relative alla preda catturata, l’uomo abbia saputo selezionare cani dalla struttura del cranio diversa, con diverse facoltà olfattive e, quindi, diversi anche nello stile di cacciata: cani dal MEGAOLFATTO (oMicrosfron) e cani dal TELEOLFATTO (o Teleosfron).

Cani dal Teleolfatto

Il Teleolfatto o Teleosfron è caratteristico di tutti i cani da ferma i quali cacciano con una percezione olfattiva quasi telescopica, cioè in grado di valutare la presenza e la posizione del selvatico da molto lontano, non inalando particelle odorose dalla pista in cui la preda è passata ma aspirando dal vento, dall’aria, quelle che si trovano sospese in quantità infinitesimali attorno a loro.

 

Indubbiamente questo tipo di caccia, utile soprattutto al fine della cattura di prede da penna, necessita di cani la cui conformazione del cranio preveda seni frontali ampi e canne nasali dritte se non addirittura rivolte verso l’alto come nel caso caratteristico del Pointer. Gli assi cranio facciali saranno paralleli e convergenti.

Tutto ciò permette, a seguito di profonde e rarefatte inspirazioni dell’aria, di incamerarne molta a livello dei seni nasali sviluppatissimi e incanalare una quota sufficiente di particelle che verranno poi concentrate e trasformate in stimoli elettrici. In questo modo il cane si addentra nel cono d’odore che diventerà sempre più ristretto e intenso all’approssimarsi dello stesso alla preda.

Caratteristicamente queste razze si muovono rapidamente sul terreno o galoppano a testa alta, descrivendo cerchi fintanto che ritrovano la traccia eventualmente persa. Ovviamente questo tipo di caccia, molto più di quella effettuata dai segugi, risente di una grande quantità di variabili che influenzano le emanazioni olfattive quali il vento, la pressione atmosferica, in generale le condizioni climatiche che possono far atterrare le particelle, ed è favorita se il vento soffia frontalmente al cane.

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